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Venezia - Comacchio - Ferrara- Aprile 2004
Il RACCONTO del viaggio:
Leggi le mail l
Ho letto non poche volte che la parte migliore
di un viaggio è la preparazione dello stesso, fase sognante e carica di
promesse prima di dover affrontare spostamenti e a volte anche disagi,
prima di cominciare e dunque di avvertire che presto o tardi si dovrà
ritornare. Ma cosa dire di una appassionata costruzione, una piantina
di gramigna finalmente stesa sulla carta dell'Istria che invece di essere
calpestata dalle vostre ruote sia sradicata dalla minaccia di un temporale
? Il viaggio qui raccontato nasce proprio dalla morte di una gramigna-percorso
che a furia di crescere aveva quasi coperto la penisola istriana. Lo scambio
di mail linkato ad inizio pagina è iniziato dalla mia tosta incazzatura
di fronte alla decisione di rinunciare ad un giro in Istria sulla base
di previsioni del tempo tra l'incerto, il brutto, il bello. Non è necessario
leggere per sapere come è stato il giro fino a Ferrara ma vi aiuterebbe
a capire chi sono i protagonisti del racconto e soprattutto perché ci
siamo messi in movimento con previsioni del tempo assolutamente sfavorevoli,
scelta che comunque sconteremo durante il percorso, quasi sempre coperti
dalle nuvole, frenati dal vento o bagnati, per fortuna poco, dalla pioggia.
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"Dopo un drammatico consulto viene deciso di annullare il viaggio
in Istria, causa previsioni meteo tra l'incerto e il brutto per la penisola
istriana"
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*-*-*-*-*-*-*-* GIORNO 1: Venezia - Comacchio *-*-*-*-*-*-*-*
Durante una programmazione breve e improvvisata quasi per scherzo decidiamo
di partire da Piazza San Marco, appuntamento alle nove meno un quarto
sotto la colonna con il leone, puntuali perché il battello non aspetta.
Alle sette parto da Casier e alle otto e un quarto sono a Piazzale Roma,
alla fine del ponte che collega Venezia alla terraferma. Superati i ponti
a l'incuriosita disapprovazione di qualche sguardo arrivo in venti minuti
all'appuntamento. Un battello ci porta dalle zattere a S. Maria Elisabetta,
come si chiama la prima zona di quello che sulla carta è indicato sommariamente
come Lido: una sottile striscia di spiaggia evoluta su cui trovano spazio
costruzioni in stile vagamente veneziano, strade asfaltate e soprattutto
automobili.
Le nuvole compatte non premiano il lungomare dei Murazzi, molto pittoresco
in alcuni punti.
"Murazzi" è una distesa di massi frangiflutti seguiti da un argine che
risale fino ad una murata sopra e dietro la quale trova posto una pista
per bici e pedoni da cui dominate sia il mare sia parte dell'interno.
Mentre programmando il percorso Giorgio mi anticipò la parola Murazzi
mi si svegliò un ricordo di un posto fantastico popolato dalla gloria
e dai turisti. La cosa strana e che mai avevo visto i Murazzi e mai ne
avevo discusso con nessuno. Ruminando sono riuscito a scoprire l'origine
del quadretto. Tutto deriva da un Topolino letto molti anni or sono dove
Pippo, dotato dei superlativi parastinchi di un lontanissimo bis-bis,
riusciva campione in qualsiasi disciplina olimpica ( era l'anno delle
Olimpiadi di Monaco di Baviera ) . Ricordo perfettamente che Pippo vagava
disperato sui Murazzi, popolati nella striscia da biondine austriache,
cercando l'amico topolino scomparso a Venezia. Non credo interessi a molti
una lettura della mia infanzia ma certo è stupefacente come nel tempo
si sia conservato quel ricordo colorando in maniera indelebile il sapore
della parola "Murazzi".
Ad un bel momento attraversiamo il Lido per evitare di infilarci nella
sabbia, con un rapporto abbastanza duro da riva a riva non sono più di
venti pedalate: la striscia di sabbia è veramente esigua e neppure troppo
lunga se dopo pochi minuti raggiungiamo il secondo battello. Avvistiamo
dei canottieri che si allenano o meglio li scorge Alessandro che ha sempre
gli occhi rivolti alla laguna: il passato sulla canoa come agonista gli
è rimasto nel sangue e la sua passione trasuda dai commenti al limite
dell'invidia mentre pedalando osserva la carovana di pagaie che si infilano
metodiche nell'acqua, oggi liscia come l'olio.
Traghettiamo fino a S. Pietro in Volta e Pellestrina dove scompare l'urbanità
vagamente veneziana del Lido ed entriamo in un piccolo paese piantato
sulla solita striscia di sabbia dove una casa sufficientemente alta avrebbe
la laguna come panorama del soggiorno e il mare della camera da letto.
Chioggia viene raggiunta sulla motonave e dopo un panino ripartiamo senza
indugi verso Comacchio, La direttissima è la Romea, la grande statale
che in un solo balzo arriva fino a Ravenna. il traffico lì sopra e troppo
intenso per essere sopportabile ma non mancano strade alternative che
non allungano troppo il percorso. Gli unici tratti obbligati sono i ponti
su Adige e Po. Uscire da Chioggia vi porterà comunque su un tratto della
Romea ma subito dopo il passaggio del Brenta sulla destra una piccola
strada costeggia il Canale di Valle su percorso tranquillo e sicuro.
Le previsioni del tempo non falliscono e di tanto in tanto un cielo comunque
coperto regala più di una goccia di acqua condita da raffiche di vento
contrario. Per non rimanere troppo indietro sulla tabella di marcia una
volta attraversato l'Adige rimaniamo sulla Romea fino a Taglio di Po.
Superato il Po lasciamo a malincuore ad Est l'isola della donzella di
cui avremmo voluto esplorare Gnocca o almeno Gnocchetta ed entriamo nella
zona del bosco della Mesola. Imbocchiamo la strada all'altezza del paese
di Mesola lungo un bel viale perfettamente rettilineo e completamente
senza auto come sarà gran parte della zona che ci separa da Comacchio.
Il panorama abbastanza monotono incornicia case e paesi che ricordano
qualcosa di abbandonato muffito nel frigorifero, dando comunque una sensazione
di calma tristezza.
Continuiamo costeggiando i vari lidi che si susseguono, da quello di Volano
fino al Lido degli Scacchi, subito prima di arrivare a Comacchio. L'ingresso
in paese è posticipato da una sosta per la centratura della mia ruota
posteriore, effettuata grazie al tiraraggi portato da Giorgio. Lo stesso
Giorgio si copre definitivamente di gloria scorgendo da un ponte di Comacchio
l'insegna di un bed&breakfast. Per me è la conclusione della tappa Treviso-Comacchio,
un piccolo record di lunghezza per i giri di più giorni ( 143 Km ). La
cena è una sfida a chi mangia più pizza, tanto non è cara ed è pure buona.
Si va a letto senza caffè, il bar è chiuso ma il morale alto, nonostante
pioggia e vento contrario la bici è sempre la bici, come le donne si fa
sempre amare.
*-*-*-*-*-*-*-* GIORNO 2 : Comacchio - Ferrara *-*-*-*-*-*-*-*
Il giorno seguente lasciamo Comacchio sapendo del tracciato solo che a
qualche ora avremmo raggiunto Ferrara, da dove il treno ci avrebbe riportati
a casa. L'idea ovvia è quella di evitare le statali maggiori magari attraversando
qualche posto tra quelli segnalati dalle nostre guide ( scroccate alla
fiera del ciclo di Milano dove non mancano segnalazioni per i cicloturisti
).
Il primo obbiettivo è costeggiare la laguna di Comacchio seguendo l'argine
che la costeggia sul lato Ovest. La carta ci porta su un ponte inesistente,
demolito e in attesa di ricostruzione, forse in lista tra le grandi opere.
Rientrati di parecchi chilometri sul tracciato previsto superiamo un ponte
più a Sud e siamo in una zona bonificata tagliata da una rete di strade
assolutamente diritte, perpendicolari con una perfezione spettacolare.
La monotonia del paesaggio e la sua semplice ripetitività rende difficile
orientarsi. Ad aggiungere al danno la beffa ci si mette pure la toponomastica
che assegna alle sterminate vie gli evocativi nomi di "Trieste", "Pola",
e così via, a ricordarci il giro saltato una settimana prima.
Imbocchiamo i primi rettifili solo sulla base della posizione del sole
e dopo qualche deviazione semi-casuale passiamo i paesi di Anita e Filo
per cadere infine,poco prima di Argenta, prigionieri di una stretta statale
gravida di camion. Da questa fuggiamo dopo avere quasi smarrito la vita
e causato la collisione di due articolati. La via che imbocchiamo non
è anonima e monotona come quella attorno alla laguna ma anzi taglia canali
e anche una ferrovia. Colti da un dubbio all'ennesimo crocevia tirato
quasi a caso un maturo ciclista fermato sulla strada per la bocciofila
ci avvisa che stiamo ritornando con largo ma infallibile giro ad Argenta,
Filo e compagnia bella. Accompagnato dal loquace cicerone fin quasi sulla
via per Ferrara scambio qualche battuta e scopro di avere incocciato nientemeno
che nel padre dell'Amministratore Delegato di Benetton ( e sto portando
a spasso una bici marchiata PlayLife ).
Tornati sulla retta via decidiamo di seguire il Po morto di Primano per
risalire fino a Ferrara. La strada, indicata da cartelli turistici come
strada dei castelli e dei sapori, si rivela assolutamente tranquilla e
poco trafficata. Ci spostiamo lungo una felice sequenza di case ben curate,
belle chiesette e non ultimo anche il Po morto, che effettivamente più
morto non si può.
Il secondo e ultimo giorno conta poco più di 90 km fatti in quattro ore,
una tappa breve ed in piano.
La città di Ferrara merita senza dubbio più dei pochi minuti che le abbiamo
lasciato e veramente si nota la gran quantità di bici che girano per il
centro, cosa per cui Ferrara è nota, in parallelo il traffico d'auto è
sensibilmente ridotto rispetto, ad esempio, a Treviso.
Se vogliamo lasciare una classifica dei più bei posti visti, trascurando
Venezia, segnaliamo di sicuro Comacchio, bella e tranquilla cittadina,
di cui merita il giro della laguna sul bordo Ovest. Almeno una volta vale
anche la pena di scendere da Venezia a Chioggia e se dovete risalire a
Ferrara da Sud-Est di sicuro il Po Morto è una garanzia di tranquillità.
Le due tappe non presentano nessuna difficoltà fisica o tecnica, e non
si può avere quell'unico piacere che si ricava dalle salite tuttavia per
chi ha pazienza e voglia di scoprire o solo vedere dalla bici l'estrema
punta Sud del veneto è un percorso garantito, migliorabile senz'altro
con l'esplorazione di un'isola della Donzella, magari passando per Goro,
ma questa potrà diventare un'altra storia.
Schiao vostro,
Samuele Grosso
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