Giorgio Cattaneo
 

Venezia - Comacchio - Ferrara- Aprile 2004

Il RACCONTO del viaggio:

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Ho letto non poche volte che la parte migliore di un viaggio è la preparazione dello stesso, fase sognante e carica di promesse prima di dover affrontare spostamenti e a volte anche disagi, prima di cominciare e dunque di avvertire che presto o tardi si dovrà ritornare. Ma cosa dire di una appassionata costruzione, una piantina di gramigna finalmente stesa sulla carta dell'Istria che invece di essere calpestata dalle vostre ruote sia sradicata dalla minaccia di un temporale ? Il viaggio qui raccontato nasce proprio dalla morte di una gramigna-percorso che a furia di crescere aveva quasi coperto la penisola istriana. Lo scambio di mail linkato ad inizio pagina è iniziato dalla mia tosta incazzatura di fronte alla decisione di rinunciare ad un giro in Istria sulla base di previsioni del tempo tra l'incerto, il brutto, il bello. Non è necessario leggere per sapere come è stato il giro fino a Ferrara ma vi aiuterebbe a capire chi sono i protagonisti del racconto e soprattutto perché ci siamo messi in movimento con previsioni del tempo assolutamente sfavorevoli, scelta che comunque sconteremo durante il percorso, quasi sempre coperti dalle nuvole, frenati dal vento o bagnati, per fortuna poco, dalla pioggia.

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"Dopo un drammatico consulto viene deciso di annullare il viaggio in Istria, causa previsioni meteo tra l'incerto e il brutto per la penisola istriana"
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*-*-*-*-*-*-*-* GIORNO 1: Venezia - Comacchio *-*-*-*-*-*-*-*
Durante una programmazione breve e improvvisata quasi per scherzo decidiamo di partire da Piazza San Marco, appuntamento alle nove meno un quarto sotto la colonna con il leone, puntuali perché il battello non aspetta. Alle sette parto da Casier e alle otto e un quarto sono a Piazzale Roma, alla fine del ponte che collega Venezia alla terraferma. Superati i ponti a l'incuriosita disapprovazione di qualche sguardo arrivo in venti minuti all'appuntamento. Un battello ci porta dalle zattere a S. Maria Elisabetta, come si chiama la prima zona di quello che sulla carta è indicato sommariamente come Lido: una sottile striscia di spiaggia evoluta su cui trovano spazio costruzioni in stile vagamente veneziano, strade asfaltate e soprattutto automobili.

Le nuvole compatte non premiano il lungomare dei Murazzi, molto pittoresco in alcuni punti.

"Murazzi" è una distesa di massi frangiflutti seguiti da un argine che risale fino ad una murata sopra e dietro la quale trova posto una pista per bici e pedoni da cui dominate sia il mare sia parte dell'interno. Mentre programmando il percorso Giorgio mi anticipò la parola Murazzi mi si svegliò un ricordo di un posto fantastico popolato dalla gloria e dai turisti. La cosa strana e che mai avevo visto i Murazzi e mai ne avevo discusso con nessuno. Ruminando sono riuscito a scoprire l'origine del quadretto. Tutto deriva da un Topolino letto molti anni or sono dove Pippo, dotato dei superlativi parastinchi di un lontanissimo bis-bis, riusciva campione in qualsiasi disciplina olimpica ( era l'anno delle Olimpiadi di Monaco di Baviera ) . Ricordo perfettamente che Pippo vagava disperato sui Murazzi, popolati nella striscia da biondine austriache, cercando l'amico topolino scomparso a Venezia. Non credo interessi a molti una lettura della mia infanzia ma certo è stupefacente come nel tempo si sia conservato quel ricordo colorando in maniera indelebile il sapore della parola "Murazzi".

Ad un bel momento attraversiamo il Lido per evitare di infilarci nella sabbia, con un rapporto abbastanza duro da riva a riva non sono più di venti pedalate: la striscia di sabbia è veramente esigua e neppure troppo lunga se dopo pochi minuti raggiungiamo il secondo battello. Avvistiamo dei canottieri che si allenano o meglio li scorge Alessandro che ha sempre gli occhi rivolti alla laguna: il passato sulla canoa come agonista gli è rimasto nel sangue e la sua passione trasuda dai commenti al limite dell'invidia mentre pedalando osserva la carovana di pagaie che si infilano metodiche nell'acqua, oggi liscia come l'olio.

Traghettiamo fino a S. Pietro in Volta e Pellestrina dove scompare l'urbanità vagamente veneziana del Lido ed entriamo in un piccolo paese piantato sulla solita striscia di sabbia dove una casa sufficientemente alta avrebbe la laguna come panorama del soggiorno e il mare della camera da letto.

Chioggia viene raggiunta sulla motonave e dopo un panino ripartiamo senza indugi verso Comacchio, La direttissima è la Romea, la grande statale che in un solo balzo arriva fino a Ravenna. il traffico lì sopra e troppo intenso per essere sopportabile ma non mancano strade alternative che non allungano troppo il percorso. Gli unici tratti obbligati sono i ponti su Adige e Po. Uscire da Chioggia vi porterà comunque su un tratto della Romea ma subito dopo il passaggio del Brenta sulla destra una piccola strada costeggia il Canale di Valle su percorso tranquillo e sicuro.

Le previsioni del tempo non falliscono e di tanto in tanto un cielo comunque coperto regala più di una goccia di acqua condita da raffiche di vento contrario. Per non rimanere troppo indietro sulla tabella di marcia una volta attraversato l'Adige rimaniamo sulla Romea fino a Taglio di Po. Superato il Po lasciamo a malincuore ad Est l'isola della donzella di cui avremmo voluto esplorare Gnocca o almeno Gnocchetta ed entriamo nella zona del bosco della Mesola. Imbocchiamo la strada all'altezza del paese di Mesola lungo un bel viale perfettamente rettilineo e completamente senza auto come sarà gran parte della zona che ci separa da Comacchio. Il panorama abbastanza monotono incornicia case e paesi che ricordano qualcosa di abbandonato muffito nel frigorifero, dando comunque una sensazione di calma tristezza.

Continuiamo costeggiando i vari lidi che si susseguono, da quello di Volano fino al Lido degli Scacchi, subito prima di arrivare a Comacchio. L'ingresso in paese è posticipato da una sosta per la centratura della mia ruota posteriore, effettuata grazie al tiraraggi portato da Giorgio. Lo stesso Giorgio si copre definitivamente di gloria scorgendo da un ponte di Comacchio l'insegna di un bed&breakfast. Per me è la conclusione della tappa Treviso-Comacchio, un piccolo record di lunghezza per i giri di più giorni ( 143 Km ). La cena è una sfida a chi mangia più pizza, tanto non è cara ed è pure buona. Si va a letto senza caffè, il bar è chiuso ma il morale alto, nonostante pioggia e vento contrario la bici è sempre la bici, come le donne si fa sempre amare.


*-*-*-*-*-*-*-* GIORNO 2 : Comacchio - Ferrara *-*-*-*-*-*-*-*
Il giorno seguente lasciamo Comacchio sapendo del tracciato solo che a qualche ora avremmo raggiunto Ferrara, da dove il treno ci avrebbe riportati a casa. L'idea ovvia è quella di evitare le statali maggiori magari attraversando qualche posto tra quelli segnalati dalle nostre guide ( scroccate alla fiera del ciclo di Milano dove non mancano segnalazioni per i cicloturisti ).

Il primo obbiettivo è costeggiare la laguna di Comacchio seguendo l'argine che la costeggia sul lato Ovest. La carta ci porta su un ponte inesistente, demolito e in attesa di ricostruzione, forse in lista tra le grandi opere. Rientrati di parecchi chilometri sul tracciato previsto superiamo un ponte più a Sud e siamo in una zona bonificata tagliata da una rete di strade assolutamente diritte, perpendicolari con una perfezione spettacolare. La monotonia del paesaggio e la sua semplice ripetitività rende difficile orientarsi. Ad aggiungere al danno la beffa ci si mette pure la toponomastica che assegna alle sterminate vie gli evocativi nomi di "Trieste", "Pola", e così via, a ricordarci il giro saltato una settimana prima.

Imbocchiamo i primi rettifili solo sulla base della posizione del sole e dopo qualche deviazione semi-casuale passiamo i paesi di Anita e Filo per cadere infine,poco prima di Argenta, prigionieri di una stretta statale gravida di camion. Da questa fuggiamo dopo avere quasi smarrito la vita e causato la collisione di due articolati. La via che imbocchiamo non è anonima e monotona come quella attorno alla laguna ma anzi taglia canali e anche una ferrovia. Colti da un dubbio all'ennesimo crocevia tirato quasi a caso un maturo ciclista fermato sulla strada per la bocciofila ci avvisa che stiamo ritornando con largo ma infallibile giro ad Argenta, Filo e compagnia bella. Accompagnato dal loquace cicerone fin quasi sulla via per Ferrara scambio qualche battuta e scopro di avere incocciato nientemeno che nel padre dell'Amministratore Delegato di Benetton ( e sto portando a spasso una bici marchiata PlayLife ).

Tornati sulla retta via decidiamo di seguire il Po morto di Primano per risalire fino a Ferrara. La strada, indicata da cartelli turistici come strada dei castelli e dei sapori, si rivela assolutamente tranquilla e poco trafficata. Ci spostiamo lungo una felice sequenza di case ben curate, belle chiesette e non ultimo anche il Po morto, che effettivamente più morto non si può.
Il secondo e ultimo giorno conta poco più di 90 km fatti in quattro ore, una tappa breve ed in piano.
La città di Ferrara merita senza dubbio più dei pochi minuti che le abbiamo lasciato e veramente si nota la gran quantità di bici che girano per il centro, cosa per cui Ferrara è nota, in parallelo il traffico d'auto è sensibilmente ridotto rispetto, ad esempio, a Treviso.

Se vogliamo lasciare una classifica dei più bei posti visti, trascurando Venezia, segnaliamo di sicuro Comacchio, bella e tranquilla cittadina, di cui merita il giro della laguna sul bordo Ovest. Almeno una volta vale anche la pena di scendere da Venezia a Chioggia e se dovete risalire a Ferrara da Sud-Est di sicuro il Po Morto è una garanzia di tranquillità. Le due tappe non presentano nessuna difficoltà fisica o tecnica, e non si può avere quell'unico piacere che si ricava dalle salite tuttavia per chi ha pazienza e voglia di scoprire o solo vedere dalla bici l'estrema punta Sud del veneto è un percorso garantito, migliorabile senz'altro con l'esplorazione di un'isola della Donzella, magari passando per Goro, ma questa potrà diventare un'altra storia.

Schiao vostro,
Samuele Grosso


 

Giorgio Cattaneo - e-mail: caccias@giorgiocattaneo.com