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Lago di Costanza, St.Moritz e dintorni - Maggio 2004
Il RACCONTO del viaggio:
Giorno1:
Monaco di Baviera - Lago di Costanza
Giorno2: Lago di Costanza - St.Moritz
Giorno3: St.Moritz - Monaco di
Baviera
Benvenuti sull'ennesima pagina di questo sito che
racconta, illustra e vi fa appassionare, lo spero, al turismo in bicicletta.
Questa volta la novità è che il viaggio è stato un viaggio in solitaria,
il primo dopo 10 anni di cicloturismo!, e quindi l'inevitabile diario
non viene scritto dal novello ciclopoeta Sam ma dal sottoscritto (non
so dire il cambio sia vantaggioso dal punto di vista del il sito... se
non altro non ci sono da aspettare i canonici due mesi di Sam :-P ).
Inoltre se steste leggendo un racconto di Sam, sarebbe probabilmente quello
di un giro in Croazia, dopo quattro giorni tra mare e sole d'Istria, ecc.
ecc.
Se invece scrivo io è perchè dopo il mio ritorno in Baviera
il viaggio in Istria è stato nuovamente rimandato... ma stavolta
si tratta ufficialmente di un "conto in sospeso" che va chiuso
al più presto!
Dopo il trasferimento a Monaco e l'arrivo
delle prime calde giornate di primavera il ponte di Pentecoste si è
rivelato un'occasione da non perdere per fare una prima piccola esplorazione
delle alpi che da qui non sono lontane e che non sono meno belle delle
nostre Dolomiti.
In pratica finora oltre alla bella ciclabile del lungo-Isar, il fiume
che attraversa la città, e le colline che si trovano a pochi chilometri
a sud di Monaco, la mia conoscenza della zona era quella che si può
avere guardando una arida e sintetica cartina geografica, senza colori
nè emozioni, nè sudore o fatica per conquistarle. E allora
vietato perdere tempo, alla prima occasione si parte: zaino sul portapacchi
e via!
Ma per dove? I possibili itinerari si sprecano tanta è la varietà
di valli che si susseguono, collegate da passi più o meno arditi,
alcuni ancora chiusi per neve in questa parte dell'anno. E mentre invento
il percorso per questa volta, in piedi con lo sguardo fisso sulla
carta delle alpi appesa in camera, già frullano in mente almeno
mille altre idee per nuovi viaggi da intraprendere in futuro.
Dopo un bel pezzo che strade, passi e pendenze si intrcciano in combinazioni
sempre più avventurose nella mia fantasia, emergono due punti fondamentali,
mete immancabili di questo primo viaggio d'esplorazione d'oltralpe: il
lago di Costanza e St.Moritz, con la bellezza delle sue cime e il suo
fascino, oggi lentamente decadente, che così attira la mia curiosità.
Ne viene fuori un giro di tre giorni con chilometraggi di tutto rispetto...
la qual cosa fa un poco arrabbiare Sam che si stupisce di come io altre
volte mi sia tirato indietro per chilometraggi inferiori (tra l'altro
intimandomi di recente di non protestare più di fronte a tappe
di "miseri" 120 km).
Eh sì, potere del viaggio in solitaria, dove l'esplorazione dei propri
limiti come ciclista gode di maggiore libertà e permette di osare di più,
ma allo stesso tempo anche di concedersi più pause riflessive.
Più che i km, comunque parecchi, sono i dislivelli a farmi pensare che
questa sia una piccola sfida: imetri finora fatti all'insù sono davvero
pochini e lo Julierpass a 2300 metri il secondo giorno non è cosa da poco.
Ed inoltre, (sarà ancora la potenza del viaggio in solitaria?),
si parte "utilmente" presto, anzi prestissimo, con treno alle
ore 6:00 per il Tirolo, per la precisione verso
Reutte.
*-*-*-*-*-*-*-* GIORNO 1: Reutte - Lindau
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Reutte si trova quasi alla fine della valle del Lech, lo stesso fiume
che alimenta il lago di Füssen, dove si trova il famoso castello di
Neuschwanstein. Il piano è risalire tutta la valle del Lech, valicare
l'Hochtannbergpass e quindi scendere giù vero il lago di Costanza.
La valle del Lech è veramente eterna e a volte anche noiosa: pendenza
impercettibile, attorno non si vedono grandi cime ed è inoltre attraversata
da uno stradone dove i rettilinei invogliano parecchi a fare gli Schumacher.
Per insaporire un poco questa partenza cerco la pista ciclabile che dovrebbe
costeggiare il Lech, ma con mia stessa sorpresa, mi trovo dopo una ventina
di minuti a preferire la statale. Bella la ciclabile! ma tra curve, bivi
e pezzi di sterrato ti ritrovi a fare il doppio di strada. La ciclabile
la lasciamo per la tranquilla scampagnata che si farà un'altra volta.
Praticamente la valle del Lech va avanti così per 50 km finchè
necessariamente non arrivano le prime rampe e il panorama si apre improvvisamente
su paesaggi di cime innevate che si fanno sempre più imponenti all'orizzonte.
Il dislivello è da superare tutto alla fine ma, visto lo scenario
di vette si fanno avanti accompagnando lo sforzo, la strada continua a sembrare
un lungo cavalcavia verso il cielo. Lo scollinamento, con un tratto pianeggiante
in vetta, è piacevole, assomiglia al nostrano passo Monte Croce Comelico.
Dal versante Renano (il passo è spartiacque tra Inn e Reno) la strada
si butta giù a precipizio tra tornanti uno sopra l'altro e rettifili
modello Fedaia... per fortuna che li affronto in discesa.
Con una appassionante sequenza si passa dall'ambiente alpino con ancora
parecchia neve, alla bella foresta di faggi e larici (il Bregenzer Wald)
e quindi a delle piacevoli colline, prima di arrivare alle sponde del lago
di Costanza. Mi trovo una pensioncina a Bregenz ma la meta ultima è
Lindau, che occupa la minuscola propaggine di Baviera che fino a qui arriva.
Lindau vale una visita, ie lo stesso devono aver pensato anche gli altri
numerosi turisti che affollano il centro della città vecchia.
Curiosità del lago di Costanza: a 20 minuti
di bici si trovano Lindau (Germania), Bregenz (Austria) e pure il confine
con la Svizzera.
*-*-*-*-*-*-*-* GIORNO 2: Bregenz - Maloja
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Il secondo giorno inizia con un trasferimento in treno, come a volte si
fa al Tour de France col TGV, solo che qui non ci sono TGV ma treni regionali
lenti come non mai, ma che almeno sono ben attrezzati per il trasporto
bici.
Il trasferimento in treno serve per risalire la lunga e monotona valle
del Reno fino a che questo non si riduce a un torrente solo un poco cresciuto
e si arriva alla città di Chur.
Chur si trova in prossimità della confluenza tra i due bracci del
Reno, uno che verso Ovest conduce ai possenti 4000 della Svizzera ed uno
che verso Sud porta al confine con l'Italia, attraverso i passi S.Bernardino
o Spluga. Se non fosse che me ne devo tornare a Monaco il giorno seguente,
cederei al richiamo dell'Ovest e andrei a farmi un giro su Furka e Sustenpass
e magari fino ai piedi dell'Eiger. Un'altra volta, magari la prossima.
Dunque verso sud, seguendo il profumo di casa. La vicinanza con l'Italia
si sente chiaramente dalla parlata della gente di qui: oltre al tedesco,
che però qui è usata come seconda lingua, la gente parla
romancio, che in Svizzera vale come quarta lingua ufficiale, oltre appunto
a tedesco, francese ed italiano. In pratica è una specie di dialetto
italiano, come potrebbe essere quello parlato in qualche valle alpina
dell provincia di Sondrio o Bergamo.

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Lungo una ciclabile che segue il corso del Reno
si può raggiungere Thusis. Qui mi fermo e nuovamente prendo il
treno, seguendo il consiglio di un tipo di Bonaduz, che mi avvisa di una
brutta galleria tra Thusis e Tiefencastel.
Alla stazione di Thusis, sosta forzata di 45' per aspettare il treno.
Qui un simpatico vecchietto con trascorsi gloriosi da ciclista mi consiglia
vivamente di evitare lo Julierpass e di scendere in Engadina passando
per l'Albulapass che è più alto, più scenografico,
più duro di quell'altro. Insomma una vera manna per il ciclista
poco allenato e con bagagli al seguito! L'argomento più convincente
a favore dell'Albula è piuttosto che è molto meno trafficato.
Lo Julier mi appare dalle parole del signore come una autostrada delle
Alpi che conduce fiumi di turisti in quel di St.Moritz, mentre l'Albula
una stretta striscia di asfalto che si arrampica solitaria tra cime impervie
con rampe al 14%. Insomma la scelta sarebbe obbligata se non fosse che
mi dicono poi che l'Albula è chiuso per pericolo slavine. Fine
del dilemma e si va per lo Julier. Quindi treno fino a Tiefencastel e
su per la A4 delle Alpi!
Questo Julier è proprio fetente... 1400 metri non potrebbero essere
distribuiti peggio su 36 km di strada! Si sale al 10% per un pò,
poi leggera discesa, poi ancora 10-12% e leggera discesa; di questo passo
sono 1600 i metri da scalare! Per quanto riguarda il traffico potrebbe
andare meglio ma i nostri passi dolomitici in agosto sono pure peggio.
I paesini che si susseguono lungo la strada per il passo parlano tutti
questo dialetto, ops... lingua romancia, come si vede dai cartelli di
benvenuto quando iniziano le prime case.
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Un cartello indica anche che la strada su chi
adesso pedalo è stracarica di storia: l'origine è romana
(il nome originale era "passo Giulia", in romancio "Pass
da Güglia", in tedesco "Julierpass") e addirittura
in vetta si trovano ancora dei cippi che all'epoca segnalavano il percorso!
In un susseguisi di rampe assassine tagliagambe e leggere discese si passa
dal paese di Bivio, dove appunto si trova un importante bivio tra lo Julierpass
e il Septimerpass, altra strada di origine romana, rimasta sterrata. Il
"mio" passo punta tutto a sinistra e stavolta con ferma determinazione
scala l'ultima asperità con una serie di tornanti al 9-10% da prendere
davvero sul serio. Ormai mancano solo 4 km!
In cima è davvero bello, un paio di motociclisti
mi scattaneo la foto di rito e poi giù in Engadina, sono quasi
le 6 di sera e c'è ancora da trovare una sistemazione per la notte.
*-*-*-*-*-*-*-* GIORNO 3: Maloja - Landeck
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Quando mi sveglio a Maloja la mattina ancora mi sogno il meraviglioso
piatto di pizzoccheri mangiato la sera prima... oggi si torna a casa.
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Ma non prima di essere andato in bici fino al
passo Maloja, confine naturale anche se non politico tra Svizzera e Italia.
Il confine è infatti qualche km più in basso lungo la salita,
ma italiani al passo se ne trovano lo stesso e uno con un bell'accento
lombardo mi fa cortesemente anche un paio di foto. E poi l'ultimo giorno
se ne va velocemente sotto le ruote, come spesso capita agli ultimi giorni
dei viaggi, già troppo proiettati al rientro nei ranghi della quotidianità.
Il ritorno a Monaco è assicurato dalle ferrovie austro-tedesche
a partire da Landeck.
Me ne torno a Monaco con la consapevolezza che questo giro non rimarrà
l'unico, a caccia di passi alpini da scalare e di valli da scoprire. Magari,
chissà, la prossima volta sarò in compagnia; l'invito è
lanciato, cari Sam e Deppo!
Per concludere con i consigli a chi voglia portarsi con la propria bici
da queste parti, possibilmente fate il percorso, in special modo i due
passi, non nei giorni festivi: il traffico pùò infatti essere
fastidioso a tratti. Sulla bellezza dei posti invece non si discute; il
lago di Costanza e Lindau possono essere anche meta di una tranquilla
gita, mentre l'eterno Julierpass e l'alta Engadina, coi suoi laghi in
cui si specchiano cime fino a 4000m di altezza, saranno per i più
arditi rispettivamente la sfida e la ricompensa per la resistenza!
Un saluto a tutti
Giorgio
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